2021/ monday quote 23. quellA VOLTA IN CUI ho scoperto l’america, un libro e me stessa.

Lo confesso. Non avevo mai letto ‘900 di Baricco.

Poi, per caso, ho cominciato a sentirne parlare qua e là. Ma niente…immersa in schermi, webinar e Zoom …beh…ho continuato in quel torpore da lockdown che mi allontanava dalla lettura. La mente, la vista e l’animo erano ormai in una ricerca così frenetica di stimoli che non riuscivo più a scorrere le parole calme e stabili che l’inchiostro disegna sulle pagine di carta.

Poi ho conosciuto un attore che me ne ha recitato l’inizio:

“Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno.

E non bisogna pensare che siano, cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita.

E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando), AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta, l’America.

Lì, ad aspettare.

Questo me l’ha insegnato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull’Oceano.

Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto. Così, diceva: quello che vedranno.

La parola AMERICA, pronunciata con quella voce così vellutata e penetrante, ha risuonato dentro di me per giorni. La “mia” New York ha cominciato a palpitare dentro di me e ho capito che, forse, sto ‘900 avrei dovuto leggerlo pure io.

Qualche giorno fa mi sono decisa: ho cliccato “acquista ora” su Amazon pensando che, alla peggio, avrei aggiunto anche questo libro alla pila di saggi e romanzi che si sta alzando accanto al mio letto. Ma poi, vedendo che questo famoso ‘900 era un minuscolo libretto, con un fare altezzoso mi sono detta “Ma sì, leggiamolo al volo”.

E’ stato quindi un po’ per caso e un po’ sulla scia delle emozioni che ho aperto le pagine di un capolavoro.

Non so definire cosa sia.

Un monologo, ma strano.

Parla di un personaggio assurdo, ma universale.

Parla di niente, ma di tutto.

Insomma chi sono io per stare qui a raccontarvelo. Ve lo consiglio e basta.

Sarete immersi in un flusso di parole che vi farà sentire in mezzo all’Oceano con le onde sotto i piedi. Prima vi perderete nell’ indefinito e nell’assurdo di una storia incredibile. Poi improvvisamente vi troverete di fronte a piccole epifanie: immagini semplici, concrete, apparentemente banali, daranno una forma, un colore, un profumo a verità esistenziali che pensavate fossero ineffabili.

Sarà in quel momento che vi sentirete di fronte a qualcosa di magico e vi chiederete perché non abbiate mai letto prima ‘900.

Nello stesso istante però vi darete anche la risposta: il destino fa incontrare questo libro proprio nel momento in cui ne abbiamo davvero bisogno.

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buonanotte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran.
Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave”. Ci rimasi secco. Fran.”

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