la forza delle donne. la debolezza di chi le racconta.

Quando si parla di Women Empowerment si pensa sempre a qualcosa di astratto: regole nuove da introdurre, questioni di principio da ribadire, stereotipi da decostruire. Le battaglie culturali però hanno bisogno di concretezza: l’attenzione nelle parole che pronunciamo e coraggio nelle azioni.

Non è un caso forse, che  il neo POTUS Joe Biden, nel suo discorso di inaugurazione il 20 Gennaio scorso, abbia sottolineato come sia necessario un cambio di mentalità che passi però attraverso le azioni, attraverso gli esempi, che hanno il potere di plasmare la realtà a cui l’America aspira: Not the example of power, but the power of example”.

Nella settimana in cui in Italia Dateci Voce era in piazza per ricordare le donne dimenticate durante la pandemia ( le donne assenti nella gestione dell’emergenza, ma anche le donne su cui pesa il fardello economico e sociale che questo momento ci sta lasciando), nella stessa settimana, l’America, attraverso l’esempio di tre donne,  ha dato vita a una nuova forza culturale.

Tre donne infatti hanno incarnato con la propria immagine 3 temi culturali importanti, generando  spazio per riflessioni globali che hanno avuto la forza di superare gli stereotipi e le banalità da copertina di qualche commentatore che le raccontava con superficialità.

  1. KAMALA HARRIS

Raccontata come: la prima donna, la prima afroamericana, la prima asiatica vice presidente USA.

Chi di voi non si è emozionato nel vedere questa donna, nel suo vestito blu elettrico, con la mano destra alzata e gli occhi che brillavano, giurare sulla Bibbia? Gia’ nel suo victory speech dell’8 Novembre Kamala aveva sottolineato di essere qualcosa di più che “la prima”:  il suo ruolo esemplare per una nuova generazione di donne leader, al di là di ogni stereotipo di genere e di razza.

“But while I may be the first woman in this office, I won’t be the last.

Because every little girl watching tonight sees that this is a country of possibilities.

And to the children of our country, regardless of your gender, our country has sent you a clear message: Dream with ambition, lead with conviction, and see yourself in a way that others might not see you, simply because they’ve never seen it before”

Beh a vedere le foto di tante bimbe davanti alla tv, bimbe di ogni età, colore della pelle, classe sociale e nazionalità, bimbe tutte  con la mano alzata e gli occhi puntati a guardare Kamala…direi che un primo grande passo è stato fatto e qualche seme fiorirà (cfr. Freeda Instagram)

2) AMANDA GORMAN.

Raccontata come: la più giovane poetessa che abbia mai presenziato a una inaugurazione presidenziale.

Un fiore già sbocciato è sicuramente lei. Se i commentatori si sono limitati a dire questo, beh forse si sono persi di notare che parola dopo parola, la forza comunicativa dirompente di questa ragazza stava emergendo e travolgendo tutti.  Iconica sin dalla sua prima apparizione, con un cappotto giallo e un cerchietto rosso che l’hanno trasformata in meno di 24 ore in uno sticker Instagram, questa ragazza ha dimostrato che la preparazione, la passione, la solennità, la serietà, l’ispirazione di cui ha bisogno il mondo possono venire da una nuova generazione e che è nel dialogo tra generazioni che si gioca la vera partita per costruire un futuro migliore.

3. MELANIA TRUMP.

E infine il fiore che cade, la ex FLOTUS raccontata nella sua scelta di uscire di scena con una runway in stile Vogue: indossando un abito nero e una giacca chanel aderenti, in equilibrio sull’erba con delle Louboutin con tacco a spillo, una kelly da 70.000 dollari.

A questo quadro funereo Melania ha subito contrapposto, al suo arrivo in Florida, un ampio ambito multicolor Gucci con ballerine, molto più comode per distanziarsi velocemente dal marito e prendere la sua strada.

Criticata, odiata, sia per il suo supporto a Trump che per l’assordante silenzio di fronte ai fatti di Capitol Hill. Nonostante tutto però, Melania ha riportato luce sull’importanza delle donne di essere rispettate  e riconosciute nella propria dignità a prescindere dalle proprie scelte, matrimoniali o estetiche.

Concordo  infatti con il post di Cathy La Torre (Avvocathy https://www.instagram.com/p/CKUFBUGHlnL/) in difesa di Melania dopo che Alan Friedman l’ha definita “escort” e nessuno dei presenti ha contestato l’affermazione.

 I diritti delle donne e l’uso di un linguaggio appropriato nei loro confronti non può essere qualcosa da fare sulla base di simpatie personali. Anche questa altrimenti è una forma di violenza e stereotipo di genere.
Non penso ci fosse cattiveria nella infelice uscita di Friedman, ma piuttosto una abitudine fossilizzata da secoli che banalizza l’insulto nei confronti delle donne. Proprio per questo, a mio parere, ancora più importante è far rilevare questi episodi e dimostrare che quando si parla di diritti si ha l’onestà intellettuale di non fare differenze. Mi piace Melania? No. La difendo? Si.

Tre donne, tre temi importanti, tre forze diversamente complementari che, nel loro insieme, hanno generato una forza maggiore per combattere la superficialità e gli stereotipi nello storytelling femminile.

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